Conosciamo le nostre socie

Conosciamo le nostre socie

Laura Incandela
Vice Presidente


Pubblicato: 02.05.2020

Una vita tra giornalismo, pubbliche relazioni e network rosa

Laura è giornalista freelance abita a Lugano, sposata, ha una figlia adolescente e da dieci anni è impegnata nel Business & Professional Women, dove ricopre la carica di vicepresidente. Una donna cresciuta professionalmente in ambito radiotelevisivo, approdando successivamente nelle pubbliche relazioni ma restando sempre connessa al mondo della comunicazione.  

 Il tuo primo vero successo lavorativo?

Il periodo trascorso in Mediaset è stata la mia prima sfida importante. Ho avuto modo di lavorare al fianco di validi professionisti dell’informazione, soprattutto donne, ed è stato un arricchimento  vero e proprio.  Alle spalle lasciavo tanti anni di dura gavetta   in alcune emittenti tv e radio private regionali che comunque sono state una palestra professionale non di poco. 

Il tuo sguardo come giornalista è rivolto verso cosa o chi?

Ho sempre ritenuto doveroso raccontare la società in cui viviamo, raccogliendo soprattutto il respiro dei più deboli e di chi vive a margine, mettendo in evidenza le energie che ruotano attorno a questo mondo che sta soprattutto nelle periferie. Il volontariato è una delle cose più belle e positive che donne e uomini possono esprimere. In passato, ho pubblicato due libri-inchiesta dove ho affrontato più volte il delicato tema della condizione minorile nelle periferie a rischio di una città del sud Italia, Palermo. Mi sono occupata di volontariato, vivendolo in prima persona e raccontando in una pubblicazione e in un documentario storie e personaggi di questo universo ricco di storie strazianti ma anche, e forse soprattutto, di buoni sentimenti.

Il BPW come entra nella tua vita?

È stato un soffio d’aria fresca, un approccio al mondo femminile con una consapevolezza nuova. E’ strano ma è così. Ed è capitato in un momento di fragilità. Dieci anni fa un’amica mi ha coinvolta nella costituzione di un Club e da quel momento è stato un susseguirsi di progetti dedicati alle donne. 

Il tema femminile quanto ti coinvolge?

Da ragazza non mi soffermavo più di tanto ad affrontare argomenti come l’emancipazione femminile e la parità di genere, i diritti di cui godevo li davo per scontati. Poi invece, col passare degli anni, cumulando esperienze soprattutto sgradevoli, vissute in ambito professionale, ho cominciato a riflettere e a ribellarmi con le buone maniere. Dico così perché il rischio era quello di avere sbattuta la porta in faccia dai responsabili di redazione, di tv o giornali, e di non avere più grandi opportunità di lavoro. 

 Da cosa bisogna partire?

Quello di cui dobbiamo essere tutti convinti sostenitori, in primis gli uomini, è che c’è bisogno di donne in tutti i settori e soprattutto dove vengono prese le decisioni per il nostro futuro. La donna è pragmatica, collaborativa, solidale, comunicativa e, naturalmente, empatica, aperta al dialogo, al confronto, dotata di straordinaria sensibilità. Sì, lo so, può sembrare uno spot per promuovere le donne, ma ci sono studi e sondaggi che confermano tutto questo. Sono più brave a scuola e hanno ottime competenze ma nel mondo del lavoro subiscono una brusca frenata; fanno tanta fatica a guadagnarsi posti di responsabilità, sono meno pagate e hanno enormi difficoltà a fare carriera. Incontrano muri insormontabili quando decidono di diventare mamme, insomma una vita che diventa una corsa ad ostacoli. Di contro, il collega maschio ha vita facile e la solidarietà dei suoi simili. E’ un’ingiustizia senza senso. Il lavoro delle donne è fattore decisivo di crescita perché garantisce più ricchezza alle famiglie e quindi a alla società.

Pensi siano necessarie le quota rosa?

Le quote rosa  sono purtroppo necessarie. O le fai, o le donne non entreranno mai nei consigli di Amministrazione. Auspico quindi che vengano imposte per legge. Se vogliamo che le cose cambino a favore delle donne, in tempi rapidi, ritengo che le quote rosa, vere, siano indispensabili in tutti gli ambiti professionali. Per il resto bisogna lavorare molto per un cambiamento culturale, un processo un po’ più lento che necessita dell’impegno da parte di tutti.

Cosa può offrire il Business & Professional Women ad una studentessa oppure ad una professionista?

Alle giovani donne, studentesse universitarie, il BPW da l’occasione di seguire un serio programma di mentoring, egregiamente collaudato in questi ultimi anni. Alle professioniste e a tutte le donne in carriera offriamo un’efficace rete di networking che favorisce la nascita di relazioni professionali di qualità, creando nuove opportunità di business e collaborazioni. Il Club cerca sempre di creare attività concrete di condivisione per fini lavorativi ma anche per gioco. 

La battaglia che più vi unisce?

È senz’altro quella per raggiungere la parità salariale. Guadagnare quanto un collega uomo con pari mansioni  è un diritto fondamentale, ed è ancora negato alle donne in ogni parte del mondo. Nel nostro Paese, tra i più avanzati del mondo, il gap salariale è del 18% e il Bpw è in prima linea nell’affrontare quotidianamente la battaglia che ci porterà alla tanto agognata equità. Sarà dura ma ce la faremo.